• Alice

Cioccolato: istruzioni per l'uso


(Ph. Eduardo Soteras)


Siamo sinceri.


In un mondo idilliaco ognuno di noi andrebbe a fare la spesa in quattro o cinque diverse botteghe: l'ortofrutta, il panificio, il caseificio, il pescivendolo, il distributore di acqua potabile dell'acquedotto comunale e così via.


Sfortunatamente la maggior parte di noi, per risparmiare tempo e denaro, non ha ancora attivato questo meccanismo di spesa, ma niente panico: il supermercato non sempre rappresenta il male assoluto se si presta attenzione a ciò che compriamo.


Tra i prodotti più consumati quotidianamente rientrano anche alimenti decisamente non a chilometraggio zero: zucchero, frutta tropicale (le banane in primis e l'indiscussa super star del momento ...il signor avocado!), tè, caffè e - il protagonista di oggi - il cacao e il suo prodotto finito: il cioccolato.


Se proprio non riusciamo a fare a meno di includere questi prodotti nel nostro carrello (...e chi rinuncia al cioccolato?!) impariamo a riconoscerli e a sceglierli consapevolmente.





I principali paesi produttori di cacao sono Ghana e Costa d'Avorio.

(Anche voi state iniziando a contare quanti chilometri percorre il cacao che allegramente spolveriamo sul tiramisù della domenica...?)


In questi paesi le piantagioni di cacao sono la principale causa di deforestazione.

Inoltre le migliaia di persone impiegate nelle piantagioni vivono per la maggior parte in condizioni di povertà, sottopagati e in sottoposti a sforzi fisici a noi incomprensibili.


È possibile rendere sostenibili le piantagioni di cacao non solo dal punto di vista del pianeta ma anche per la gente, per i coltivatori.


Noi possiamo farlo nel ruolo di consumatori.


Come scegliere un cacao sostenibile?


Quando ci troviamo immersi nella corsia dei dolciumi al supermercato, respiriamo profondamente e concediamoci qualche minuto per analizzare le varietà di cioccolato che troviamo di fronte a noi.


Innanzitutto diamo importanza alla confezione: preferiamo una tavoletta avvolta nella carta o in materiali riciclati e riciclabili (lo stesso vale per i cioccolatini).


Consiglio inoltre di optare sempre per il cioccolato fondente - con una percentuale di cacao superiore al 60% -, poichè subisce meno processi di lavorazione e le sue proprietà organolettiche sono più integre e "genuine".


Sulla confezione andiamo alla ricerca della dicitura "equo-solidale", "biologico" e controlliamo la presenza dei loghi Fairtrade, UTZ o di tutte quelle certificazioni che assicurano una provenienza sostenibile per il territorio e per i lavoratori.




Impariamo a leggere l'etichetta: la dicitura "solo con cacao puro" è nostra amica.

Occorre infatti verificare che tra gli ingredienti non compaiano grassi idrogenati diversi dal burro di cacao e che non vi siano aromi di sintesi.

La varietà di cacao solitamente selezionata dagli agricoltori è la "Trinitario", di per sé fruttata a aromatica, perciò non occorre(rebbe) aggiungere ulteriori aromi.


Controlliamo il prezzo: non scendiamo a compromessi.

Se è vero che il produttore medio riceve circa 87 centesimi di dollari al giorno, e siamo d’accordo che in Africa occidentale per vivere decentemente occorrono circa 2,50 dollari al giorno, bisognerebbe intendersi perché questo prezzo costituisca una soglia al di sotto della quale il costo del cacao non dovrebbe mai scendere.

Un buon cioccolato non può (e non deve) costare poco.


Vi chiederete: quale marchio acquistare?

Quello che a vostro parere risponde ai criteri sopracitati, ma soprattutto quello che riuscite reperire nel supermercato che frequentate abitualmente, senza dover percorrere chilometri per trovarne uno "migliore". Ricordiamoci di ridurre i chilometri percorsi dal cibo che mangiamo ma anche da noi stessi, quando ci muoviamo fisicamente per fare la spesa.


Tavolette di cioccolato fondente a confronto


Personalmente ho fatto ricerche su quattro marchi che ho facilmente trovato sugli scaffali del supermercato vicino a casa: marchio CONAD (1), "Fondentenero Novi" (2), Ritter Sport (3) e Lindt Extrafondente (4). ***


A confronto quattro tavolette di cioccolato fondente, analizzando i criteri sopra citati:


A) Confezione

Le tavolette numero 1, 2 e 3 sono avvolte in un sottile "foil" d'alluminio accoppiato ad un involucro di carta per alimenti.

La tavoletta numero 3 apparentemente è racchiusa in un foglio plastificato, eppure se spulciamo il sito suggerito sulla confezione scopriamo che si tratta in realtà di materiale tubolare in polipropilene del tutto riciclabile.


B) Certificazioni

Solo le tavolette 3 e 4 riportano chiari riferimenti al mercato equo-solidale, alla sostenibilità del cacao da loro utilizzato e invitano a scoprirne di più sui loro siti web.


C) Etichetta

Ovvero la lista degli ingredienti.

Teniamo a mente che nell'industria alimentare i primi ingredienti riportati sulle confezioni sono quelli maggiormente presenti - come quantità - all'interno del prodotto.

#1: Zucchero, pasta ci cacao, burro di cacao, emulsionanti: lecitine (di soia); aromi.

Cacao 50% min. Può contenere tracce di latte e di frutta a guscio.

#2:Pasta di cacao, zucchero, burro di cacao, cacao magro, aroma naturale. Cacao: 72% minimo. Può contenere tracce di latte, nocciole e soia. SENZA GLUTINE.

#3: Pasta di cacao del Nicaragua, Zucchero, Burro di cacao

(Cacao 61% - scritto separatamente).

#4: Cacao: 72% minimo. Pasta di cacao, zucchero, cacao magro, burro di cacao, emulsionante (lecitina di soia), bacche di vaniglia. Può contenere nocciole, altra frutta a guscio, latte. Senza glutine.


D) Prezzo

#1: confezione da 200g di prodotto, €1,15 in offerta;

#2: confezione da 100g di prodotto, €1,52;

#3: confezione da 100g di prodotto, €1,89;

#4: confezione da 100g di prodotto, €1,62


I prezzi potrebbero ovviamente variare a seconda del supermercato rivenditore.




Per concludere, non so se da domani il cioccolato avrà per voi un sapore diverso.

Mi auguro però che abbiate ora i mezzi per assaporarlo con più consapevolezza, nel rispetto dell'ambiente e delle persone che lo producono.


Perchè che il cioccolato fosse (davvero molto) buono lo sapevamo già, ma che potesse essere anche sostenibile ...forse no.


Che il fondente sia con voi!




Fonti:

- Articolo "I 140 anni (responsabili) del cioccolato, di Gabriele Principato. Pubblicato il 20 Novembre 2019 sull'editoriale "Cook" del Corriere della Sera;

- https://www.lanuovaecologia.it/e-possibile-rendere-sostenibili-le-piantagioni-di-cacao-per-tutti/;

- https://www.ilpost.it/2018/10/14/industria-cacao-deforestazione/;

-https://www.ritter-sport.de/it/unser_kakao/;

- https://www.lindt.it/2/sostenibilita/il-nostro-impegno/;

- https://www.salepepe.it/news/notizie/cioccolato-equo-solidale/;

- https://www.guidaconsumatore.com/consumo_consumatori/cioccolato-equo-e-solidale.html;

- https://www.fairtrade.it/prodotti/cacao/;

- https://www.conad.it/consigli/Caffe-te-cioccolata-l-origine.html



***Non si tratta di un articolo promozionale. Ci tengo a riportare in modo puramente oggettivo quanto scoperto in merito ad alcuni dei marchi diffusi comunemente nei supermercati, senza dare una opinione personale o suggerirne il consumo.


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