• Alice

Episodio 17: le strade di Monica



Nonostante la "tendenza" del momento, trovo che non sia facile imbattersi in food blogger (sia madame che messeri) che affrontino concretamente le tematiche ambientali legate al cibo.


Sapete quanto mi stiano a cuore.

Perciò sono lieta di presentarvi, finalmente, un episodio della rubrica settimanale "Mi presteresti la voce?" che ha come protagonista un'attivista, viaggiatrice, consumatrice, scrittrice ...attenta alle conseguenze delle sue scelte sul pianeta.


Quella di Monica Pianosi è tra le pagine Instagram che seguo con più attenzione e affetto.

E spero che possa appassionare anche voi.


1.Buongiorno Monica, grazie per aver accettato il mio invito.

Provo molta empatia nei tuoi confronti: condividiamo la scelta vegetariana, abbiamo a cuore le tematiche ambientali e non solo.

Per cominciare ti chiedo come sei diventata "a vegetarian in Italy": quando hai sentito accendersi in te il desiderio di condividere i tuoi pensieri con altre persone, dall'altra parte dello schermo?

Ciao Alice, grazie mille per avermi ospitata.

Ho iniziato a condividere la mia scelta vegetariana su Instagram dal 2015 più o meno.

Ero appena tornata dall’Inghilterra-paese che mi ha portato a un dottorato e a una nuova vita, quella vegetariana – e avevo appena iniziato a lavorare nel settore marketing. Ho iniziato ad appassionarmi a Instagram e volevo dimostrare quanto essere vegetariani fosse possibile, facile e soprattutto gustoso,

senza dover rinunciare a gusto e colore.

Soltanto nell’ultimo anno e mezzo però mi sono focalizzata sulla mia comunicazione: attraverso lo studio di contenuti che raccontassero non più solo singole ricette, ma anche la sostenibilità di ognuna.

Punto a far capire una dieta "plant-based" non solo è facile, ma importante: grazie ad essa possiamo infatti ridurre moltissimo le emissioni, per esempio.


2.Toglimi una curiosità: per i neofiti o per chi già presta attenzione, qual è secondo te il primo passo importante da fare per ridurre il proprio impatto ambientale? L'alimentazione? Il modo di vestirsi? Fare docce più brevi?

Dipende da ognuno di noi, da cosa ci risulta più o meno facile.

Per me il primo passo è stato scegliere di essere vegetariana, per poi adottare una dieta sempre più vegetale. E' stata una scelta facilissima.

Parlo di facilità di scelta però, non di facilità di esecuzione.

Ho scelto di essere vegetariana con una fortissima convinzione: ridurre il mio impatto sul pianeta.

Studiando avevo capito che a livello globale oltre un quarto dell'impatto ambientale è dovuto al settore alimentare e così ho deciso di farlo con determinazione e senza più guardarmi indietro, nonostante la carne mi piacesse moltissimo. E' stato difficile all'inizio, ma non mangiarla non mi è mai pesato. So che non per tutti è così, quindi per questo ti dico che dipende da ognuno di noi.


Quello che però per me è fondamentale è che la scelta sia basata sui dati. Tutti dobbiamo iniziare da qualche parte, ma cerchiamo di iniziare con un’azione che abbia un peso concreto.

La scelta di una dieta vegana è la più rispettosa dell’ambiente.

Ciò nonostante un primo passo può essere smettere di utilizzare la macchina per gli spostamenti di ogni giorno, o smettere di acquistare "fast fashion" a favore di acquisti di seconda mano.

Preferire un fornitore di energia rinnovabile e fare attenzione agli sprechi.

Fare docce più brevi, prendere una borraccia, o usare le cannucce di metallo non sono un modo di avvicinarsi: sono un surplus, ma hanno un impatto davvero minuscolo a livello globale, piuttosto non mangiamo per un solo giorno a settimana carne, pesce e latticini.


3.Ho letto che spesso ti viene chiesto perchè non hai ancora sposato la scelta vegana, data l'impronta vegetale ed ecologica caratterizzante il tuo blog.

Non credi che si possa comunque portare rispetto al pianeta scegliendo un miele biologico a chilometro zero, vestendo lana sostenibile, e sostenendo caseifici locali che si prendono cura dei loro animali?

Non si può rispettare l'ecosistema senza eliminare a priori certi alimenti o certe abitudini?

Ottima domanda. I dati purtroppo parlano chiaro: vegetale è sempre meglio.

Anche se arriva dall’altra parte del mondo, anche se è completamente avvolto in plastica.

Se guardiamo nello specifico alle emissioni di CO2, mangiare 100% vegetale è fondamentale. Credo però che ad oggi abbiamo più bisogno di milioni di persone che si impegnino al 70/80% piuttosto che poche migliaia di persone che siano rigorose al 100%, e soprattutto che le scelte di ognuno siano sostenibili nel lungo periodo.

Inoltre credo che la sostenibilità ambientale non sia possibile senza la sostenibilità economica e sociale.

E' fondamentale sostenere i piccoli produttori, le piccole aziende che credono nei loro lavoratori e che si impegnano per un sistema sociale migliore.

Per questo io sceglierò sempre i prodotti di un piccolo produttore locale se parliamo di latticini, uova e miele, piuttosto che quelli 100% vegetali di una grande multinazionale.



4.Dimmi tre ingredienti fondamentali della tua cucina (e ti dirò chi sei...)

Il miso: sono innamorata della cucina orientale e il miso sa mettermi in pace con il mio corpo.

La farina: "I’m a carbo girl" e con la farina preparo la pizza e la pasta.

L’aglio: per me è un ingrediente, non un insaporitore.


Davvero interessante: la quarta domanda pian piano diventa quella che preferisco fare ad ognuno di voi.

Ciò che hai scritto del miso lo trovo magico: quando un ingrediente arriva allo stomaco tanto quanto alla mente ha fatto centro, secondo me. Non nutre più solo la carne, non si tratta più solo chilocalorie ed energia, ma di pensieri, emozioni e arricchimento interiore. Mi fa pensare ai tuoi viaggi e al tuo modo di riviverli mentre cucini tra le mura di casa.

I carboidrati sono alla base delle ricette italiane migliori, e calzano a pennello col tuo progetto "le strade" di cui parliamo nella domanda successiva: attraverso i carboidrati si tramandano le tradizioni e lo spirito del nostro paese, non trovi?

Infine ci tengo a ringraziarti per aver citato l'aglio: uno degli ingredienti che più amo in cucina ma che purtroppo gode di una reputazione infelice. Averlo scelto tra migliaia di ingredienti mi suggerisce che pensi un po' fuori dagli schemi, e che ti diverte scovare il lato migliore da qualsiasi cosa, perfino dall'aglio.


5.Sei fondatrice di "le strade punto com: il blog per esploratori urbani", una guida virtuale a sostegno delle attività locali. Ti va di raccontarmi di più?

È un mezzo per promuovere anche un modo di viaggiare ad impatto (quasi) zero?

"Le strade" nasce dalla volontà di raccontare le nostre città da un punto di vista non turistico per riscoprirle e amarle. Elemento chiave in questo ultimo anno in cui non ci siamo potuti allontanare troppo da casa.

Il progetto nasce a Torino nel 2017 e pian piano si espande a tutta Italia: Milano nel 2018, Genova e Roma nel 2019 e poi tante altre città come Verona, Napoli, Palermo. Io e miei colleghi raccontiamo di tutte quelle attività che rendono speciali le nostra città, ma soprattutto delle persone che ci sono dietro.

Il bar sotto casa che porta a Torino i cupcakes londinesi e li reinventa. Il produttore del Monferrato che coltiva nocciole e con le bucce si inventa un progetto insieme al Politecnico per produrre carta. L’artigiana che crea scarpe e borse con i pellami di recupero di altre lavorazioni. Solo per citarne alcuni.

Vogliamo dare voce e spazio alla creatività e all’innovazione delle nostre città, con uno sguardo fortemente indirizzato a quella sostenibilità, ambientale, ma anche economica e sociale di cui parlavo prima.

Ci rivolgiamo soprattutto a chi vive in città, non nasciamo per i turisti, ma sappiamo di poter essere utili anche a chi visita la città e il territorio per la prima volta.

Sicuramente promuoviamo un modo di viaggiare differente, perchè non consigliamo "5 cose da non perdere a Milano", ma ti raccontiamo le persone che dovresti incontrare. E se hai voglia di rallentare insieme a noi allora il tuo viaggiare avrà sicuramente un impatto minore.



6.Ad un anno di distanza dall'inizio della pandemia, quale lezione hai imparato dai lockdown e dalle restrizioni? Cosa ti è mancato di più?

Mi mancano gli amici. Le serate al ristorante e le chiacchiere fiume. I bicchieri di vino dopo lavoro, con il caldo e con le zanzare. Gli abbracci di chi non vedo da tanto tempo e le strette di mano dei primi incontri.

Mi manca il mento delle persone: immaginarsi qualcuno dal naso in sù è più difficile.

Potrebbe sembrare che io sia una persona a cui piace stare in mezzo alle persone, ma in realtà sono molto timida e introversa e credo che il fatto che mi manchino così tanto le persone, proprio a me, sia indice di quanto questo momento sia difficile per tutti.

Ti dirò però anche che cosa non mi manca. Il mangiare sempre fuori e il mal di pancia costante. I 6 chili in più. Le corse continue. Il non poter dire mai di no. Il non avere tempo per leggere o fare attività fisica.


Insomma, credo che questo ultimo anno mi abbia insegnato quali sono le cose a cui tengo, come gestire il mio tempo, a rallentare un po’ e a goderne. E che sono un animale sociale anche io.


E allora spero di incontrarti un giorno in una giungla di animali sociali come noi.

Grazie di cuore.



Photo Credit: Articoli di Monica Pianosi per "Le strade".

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