• Alice

Quanta strada "macina" il pepe?


Questa settimana per la rubrica "chilometri sostenibili" vi ho chiesto di scegliere tra lo zucchero e il pepe.

La maggioranza ha votato per il pepe e ammetto che si è trattata di una sfida molto stimolante.


In effetti quando sentiamo parlare di ingredienti "esotici" o "equo-solidali" difficilmente il protagonista è il pepe, pur trattandosi della spezia più utilizzata nella storia dell'umanità. Ammetto che io stessa non mi ero mai soffermata a chiedermi quanta strada macina il pepe per incontrare il cacio sui celebri tonnarelli (...mmmh).




Ho scoperto che i "grani di pepe" altro non sono che semi racchiusi nel frutto della Piper Nigrum, una pianta rampicante che raggiunge un'altezza di 4-5 metri.


Tanta rigorosità è possibile solo a temperature che si aggirano tra i 25 e i 30 gradi, in zone sub-tropicali come l'India (nello specifico lo stato del Kerala) con circa 76 tonnellate annue, l'Indonesia - 61.000 tonnellate- e la Malesia.


Esistono numerose varietà in commercio:

(lo schema a seguire è un estratto di un vecchio numero di Sale & Pepe)


Le principali sono tre: nero, bianco e verde.

La differenza dipende dal grado di maturazione della bacca al momento della raccolta e dai processi di lavorazione successivi.

Se le bacche raccolte verdi vengono conservate in acqua salata o liofilizzate, otteniamo il pepe verde. Se le medesime bacche vengono essiccate al sole, otteniamo chicchi di pepe avvizziti, dal colore che va dal marrone scuro fino al nero. Il pepe bianco deriva invece dalle bacche rosse, giunte a completa maturazione, che vengono lasciate a mollo nell'acqua finché il rivestimento rosso del frutto si stacca completamente dai semi bianchi.


Attenzione al pepe rosa: infatti è "ingiustamente" associato al pepe soltanto perchè le bacche ne ricordano la forma, ma non deriva dalla stessa pianta. Appartiene invece alla famiglia delle Anacardiacee, ed è originario del Brasile e del Perù.


Il pepe viene principalmente coltivato, nell'agricoltura convenzionale, in grandi monocolture che devono essere trattate abbastanza spesso con funghicidi. Il biologico viene coltivato principalmente in colture miste con tè, caffè e altre coltivazioni.


I lavoratori sono proprietari di piccoli appezzamenti di terreno, spesso a conduzione familiare. Taluni sono costretti a dormire nei campi, in piccole capanne di legno, perchè i proventi della coltivazione non garantisce loro del cibo per sfamarsi, figuriamoci una casa.


Il prezzo del pepe è estremamente variabile sul mercato e i piccoli proprietari non hanno alcun potere di contrattazione. Un'inchiesta di Altro Mercato ha rivelato che nel 2000 in Kelara si è verificato un picco di suicidi tra i coltivatori di pepe, a seguito di un drastico calo del prezzo del prodotto: non potevano così permettersi gli attrezzi, i bastoni di sostegno per le piante e i fertilizzanti.


Tra i fattori di questo ultimo decennio che gravano sull'offerta e sulla produzione vanno menzionati i forti cambiamenti climatici: i livelli delle piogge, la siccità, l'innalzamento delle temperature, a cui i contadini devono far fronte senza i mezzi necessari.





Come scegliere allora un pepe sostenibile?


I criteri da valutare, secondo me, sono sempre quattro: il packaging, le certificazioni ottenute dal produttore, i dati riportati nell'etichetta e il prezzo di acquisto.


Preferiamo sempre il prodotto in grani, non macinato. Infatti ha subito un processo di lavorazione in meno e l'aroma è senz'altro più pungente e persistente.

Spesso è possibile trovare dei contenitori già muniti di "macinatore", altrimenti possiamo sempre optare per un kit "sale e pepe" in cui travasare i granelli e macinarli così con un pizzico di design e di effetto scenico in più.


Prima dell'acquisto osserviamo le tipologie di confezioni: di che materiali sono composte?

Vetro, plastica o carta? A noi la scelta più ecologica.


Come per il la lista degli ingredienti dovrebbe contenere due sillabe: pe-pe. Nient'altro.


Pepe nero: quattro marchi a confronto

Ho preso in esame i quattro marchi più diffusi e facilmente reperibili nei supermercati: Cannamela (1), La Drogheria 1880 (2), Sonnentor (3) e Arbe (4) ***


Non potendo recarmi fisicamente a fare la spesa in questi giorni, come ormai saprete, ho studiato i dati direttamente sul sito di un supermercato e sui siti web dei singoli produttori.

Ho scelto il pepe nero, perchè è la varietà più consumata e sicuramente presente negli scaffali dei supermercati.


A) Confezione

I prodotti dei marchi #1 e #2 sono venduti in barattoli di vetro, con tappi in plastica.

I prodotti dei marchi #3 e #4 invece sono venduti in contenitori di cartone.

Sonnentor definisce il suo packaging "hero waste", ottenuto da fibre riciclate e riciclabili.

Gli astucci di Arbe sono ottenuti da materiali biodegradabili di origine vegetale, derivati da granturco e garantisce di non aver utilizzato derivati del petrolio.


B) Certificazioni

Cannamela e Fairtrade Italia, hanno avviato una collaborazione, che si pone l’obiettivo di valorizzare il ruolo delle persone, aiutando i piccoli coltivatori dei paesi in via di sviluppo a costruire un futuro migliore, attraverso condizioni commerciali più eque.

L’organizzazione solidale si impegna, infatti, a garantire ai piccoli coltivatori di spezie un prezzo minimo calcolato per coprire i costi di una produzione sostenibile e indipendente dalle fluttuazioni del mercato, migliorando così le loro condizioni di vita e aiutandoli a crescere e a svilupparsi.

Le organizzazioni dei produttori ricevono, inoltre, una somma di denaro aggiuntiva, il Premio Fairtrade, da investire in progetti a loro scelta, come l’implementazione di migliori pratiche agricole e i finanziamenti per le scuole e per lo sviluppo di attività economiche a sostegno del reddito delle famiglie: una delle iniziative messe in campo, ad esempio, è una scuola di cucito per permettere un introito economico anche alle donne delle cooperative produttrici.

Sul marchio #2 non ho trovato alcun dato relativo a certificazioni di sostenibilità.

Il marchio #3 ha la certificazione biologica e garantisce una filiera controllata e attenta ai piccoli produttori.

Il pepe nero in grani rivenduto dal marchio #4 è prodotto da agricoltura biologica certificata.


C) Etichetta

Ovvero lista ingredienti

Fortunatamente tutti e quattro i prodotti sono composti unicamente da pepe nero.


D) Prezzo

#1: €1,84 / confezione da 28g;

#2: €2,53 / confezione da 35g;

#3: €2,85 / confezione da 35g;

#4: €3,20 / confezione da 50g già macinato.


I prezzi potrebbero ovviamente variare a seconda del supermercato rivenditore.


Non so se questo articolo vi invoglierà comprare con più attenzione il pepe d'ora in poi.

Il mio intento è, modestamente, quello di darvi i mezzi per poter scegliere con più consapevolezza e nel rispetto dell'ambiente e dei produttori.


Chiedersi quanti chilometri percorre il cibo che mangiamo è una buona abitudine, sempre.


Vi auguro un fine settimana "tutto pepe". Alla prossima.


Fonti:

Un estratto di "Sale & Pepe";

Libro "Spezie. I sapori del mondo in cucina" di Valeria Calamaro e Concita Cannavò

https://www.altroconsumo.it/alimentazione/fare-la-spesa/news/spezie-l-ombra-dello-sfruttamento#

https://www.ecosost.it/blog/2016/3/25/pepe-nero-benefici-controindicazioni

https://gruppomontenegro.com/cannamela-spezie-fairtrade/

https://www.cannamela.it/it/la-via-delle-spezie/pepe

https://www.arbe.info/erbe-spezie-biologiche/pepe-nero-biologico-macinato/

https://www.sonnentor.com/en-gb/about-us/sustainability/quality-requirements-organic-certification

https://www.guidaconsumatore.com/alimentazione/pepe-origine-storia-caratteristiche.html

http://www.liberomondo.org/liberomondo/cms/content/553-pepe.html



***Non si tratta di un articolo promozionale. Ci tengo a riportare in modo puramente oggettivo quanto scoperto in merito ad alcuni dei marchi diffusi comunemente nei supermercati, senza dare una opinione personale o suggerirne il consumo.


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